cibo mal di testa

Gen 2, 2017

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cibo mal di testa

Cosa mangiamo quando ci viene il mal di testa (e cosa dovremmo evitare)

Un bicchiere di vino rosso, un pezzo di cioccolato, un caffè saltato per abitudine: sono solo alcuni degli esempi più comuni di come il cibo — o la sua assenza — possa scatenare un attacco di mal di testa. Il legame tra alimentazione e cefalea è tutt’altro che aneddotico: per chi soffre di emicrania in particolare, certi alimenti rappresentano trigger riconosciuti, capaci di innescare un episodio anche a distanza di ore dal pasto.

Perché il cibo può scatenare il mal di testa

Diversi alimenti contengono sostanze in grado di agire direttamente sui vasi sanguigni cerebrali o sui meccanismi nervosi coinvolti nella percezione del dolore. Tra i meccanismi più studiati:

  • la tiramina, presente in formaggi stagionati, salumi e alcuni pesci affumicati, può influenzare la circolazione sanguigna
  • i nitrati e nitriti, tipici di insaccati e carni conservate, agiscono dilatando i vasi sanguigni
  • il glutammato monosodico, diffuso nella cucina orientale e in molti alimenti processati, è associato da tempo a episodi di cefalea
  • la caffeina, se assunta in eccesso — ma anche la sua brusca sospensione — può scatenare mal di testa da astinenza
  • l’alcol, in particolare il vino rosso, è tra i trigger più citati dai pazienti emicranici

Gli alimenti più spesso chiamati in causa

  • formaggi stagionati (parmigiano, gorgonzola, pecorino)
  • cioccolato, soprattutto quello fondente
  • agrumi, in dosi elevate
  • frutta secca
  • insaccati e salumi conservati con nitrati
  • alimenti fermentati, come i sottaceti
  • dolcificanti artificiali, in particolare l’aspartame
  • alcolici, con il vino rosso in prima linea

Anche saltare i pasti può essere un problema

Non è solo ciò che si mangia a incidere: anche il digiuno prolungato o i pasti saltati possono abbassare i livelli di zucchero nel sangue, favorendo la comparsa di cefalea. Per questo motivo, mantenere orari regolari dei pasti è spesso una delle prime raccomandazioni fornite a chi soffre di emicrania ricorrente.

Un diario alimentare per riconoscere i propri trigger

Poiché la sensibilità a questi alimenti varia molto da persona a persona, uno degli strumenti più utili resta il diario alimentare: annotare cosa si mangia e quando compaiono i sintomi permette, nel tempo, di individuare i propri fattori scatenanti specifici, senza dover eliminare inutilmente interi gruppi di alimenti dalla dieta.

Quando il mal di testa legato al cibo diventa frequente o particolarmente intenso, vale comunque la pena parlarne con un medico: un consulto specialistico aiuta a distinguere una semplice sensibilità alimentare da forme di emicrania che meritano un trattamento più strutturato.