Ictus e Tia

Apr 11, 2016

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Ictus e Tia

Ictus: cos’è, come si manifesta e come prevenirlo

Che cos’è un ictus

Il termine “ictus” deriva dal latino e significa letteralmente “colpo” (in inglese “stroke”). In ambito medico indica un danno cerebrale permanente, a insorgenza improvvisa, causato da un problema vascolare. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo definisce come la comparsa improvvisa di segni o sintomi riconducibili a un deficit, focale o globale (fino al coma), delle funzioni cerebrali, con una durata superiore alle 24 ore o con esito fatale — anche se, va sottolineato, un intervento tempestivo può fare la differenza tra questi scenari.

La caratteristica che più contraddistingue l’ictus è dunque la sua natura improvvisa: una persona apparentemente in salute può manifestare, senza preavviso, sintomi che possono risolversi in poco tempo, restare stabili o peggiorare nelle ore successive. In alcuni casi possono comparire segnali che anticipano l’evento, come una cefalea intensa e improvvisa, anche se si tratta di manifestazioni non specifiche.

Che cos’è un TIA

Il TIA (Attacco Ischemico Transitorio) condivide gli stessi sintomi dell’ictus, ma con una differenza sostanziale: i disturbi neurologici o oculari si risolvono nell’arco di poche ore, talvolta pochi minuti, e per definizione scompaiono completamente entro 24 ore dalla loro comparsa. Non va tuttavia sottovalutato: un TIA rappresenta un segnale d’allarme importante, poiché può precedere di poche ore o giorni un ictus vero e proprio. Riconoscerlo tempestivamente consente di individuarne le cause e di intervenire prima che si verifichi un evento più grave.

Le dimensioni del problema

In Italia, l’ictus cerebrale rappresenta la terza causa di morte, preceduto solo dalle malattie cardiovascolari e dalle patologie oncologiche, ed è la prima causa di disabilità in assoluto. Ogni anno, circa 200.000 persone nel nostro Paese ne vengono colpite: l’80% sono nuovi casi, mentre la parte restante è costituita da recidive.

Il 75% degli eventi riguarda persone over 65, ma circa 10.000 casi l’anno colpiscono soggetti con meno di 55 anni. In media, ogni medico di famiglia segue 4-7 nuovi pazienti colpiti da ictus ogni anno, oltre a una ventina di sopravvissuti con esiti invalidanti già in carico.

Il 10-20% di chi viene colpito per la prima volta muore entro il primo mese, un ulteriore 10% entro il primo anno. Tra i sopravvissuti, circa un terzo riporta una disabilità grave che compromette l’autonomia, un terzo presenta una disabilità lieve o moderata che consente un parziale ritorno all’indipendenza, mentre l’ultimo terzo — generalmente chi è stato colpito da forme più lievi — recupera una piena autonomia.

Le persone con disabilità importanti spesso necessitano di assistenza in strutture di lungodegenza o RSA, quando le famiglie non sono in grado di gestire il rientro a domicilio. I costi economici sono ingenti: si stima che la fase acuta della malattia costi circa 10.000 euro a paziente, mentre la gestione della disabilità permanente negli anni successivi può arrivare a circa 100.000 euro. A questo si aggiunge un costo umano e psicologico difficile da quantificare, che rende l’ictus un vero problema di sanità pubblica.

Le cause dell’ictus

L’ictus è, come anticipato, un danno di natura vascolare: un disturbo della circolazione sanguigna all’interno delle arterie cerebrali, con un meccanismo simile a quello dell’infarto cardiaco. Il cervello riceve sangue attraverso diverse arterie: anteriormente dalle due arterie carotidi (destra e sinistra), posteriormente dalle arterie vertebrali, che decorrono lungo i due lati del collo. Più di ogni altro organo, il cervello necessita di un apporto costante di ossigeno e nutrienti, reso possibile dal corretto funzionamento dei vasi sanguigni e dalla regolare attività del cuore.

Il danno vascolare alla base dell’ictus può presentarsi in due forme:

  • ictus ischemico (circa il 75% dei casi): il vaso si occlude, per cause come aterosclerosi, trombi o coaguli
  • ictus emorragico (circa il 25% dei casi): il vaso si rompe, spesso a causa di ipertensione o aneurismi

Nelle forme ischemiche, la porzione di cervello irrorata dal vaso occluso smette di ricevere sangue e ossigeno, elementi indispensabili per la sopravvivenza delle cellule cerebrali. Ne consegue la morte cellulare (necrosi) e la perdita della funzione associata a quella specifica area — da qui sintomi come cecità, paralisi o vertigini, a seconda della zona colpita. Se l’ischemia è breve e le funzioni cerebrali vengono completamente recuperate, si parla invece di TIA. Nelle forme emorragiche, è il sangue stesso, fuoriuscito dal vaso rotto, a danneggiare meccanicamente il tessuto cerebrale.

Come si manifesta

I sintomi dell’ictus variano in base all’area cerebrale colpita. Generalmente, un danno a un emisfero del cervello provoca disturbi nella parte opposta del corpo. Esistono però alcuni segnali tipici che devono destare immediata attenzione:

  • incapacità di muovere (paralisi) o ridotta forza (paresi) in un braccio, una gamba o entrambi gli arti dello stesso lato
  • deviazione della rima buccale, comunemente riconosciuta come “bocca storta”
  • perdita (anestesia), riduzione (ipoestesia) o alterazione (parestesia) della sensibilità in un braccio, una gamba o entrambi gli arti dello stesso lato
  • difficoltà di coordinazione motoria, problemi di equilibrio o di deambulazione
  • difficoltà nel parlare, sia per problemi di articolazione delle parole (disartria) sia per difficoltà nel trovare i termini giusti o comprendere il linguaggio altrui (afasia)
  • riduzione del campo visivo, con difficoltà a vedere parte o metà degli oggetti (emianopsia)
  • comparsa di un mal di testa violento e inconsueto

I fattori di rischio

I fattori di rischio sono le condizioni, personali o ambientali, che aumentano la probabilità di essere colpiti da ictus. Alcuni non sono modificabili:

  • età: il rischio cresce con il passare degli anni, aumentando in modo quasi esponenziale dopo i 65 anni
  • familiarità: avere un parente di primo grado colpito da ictus aumenta il rischio personale
  • sesso: gli uomini risultano lievemente più colpiti, specialmente nelle fasce d’età più giovani, grazie alla protezione ormonale di cui godono le donne fino alla menopausa; dopo gli 80 anni, invece, l’incidenza è maggiore nel sesso femminile, complice anche la maggiore longevità

Altri fattori, invece, possono essere corretti attraverso stili di vita adeguati o trattamenti farmacologici mirati:

  • ipertensione arteriosa: è il principale fattore di rischio, sia per la forma ischemica sia per quella emorragica
  • diabete mellito
  • ipercolesterolemia, in particolare livelli elevati di colesterolo LDL e trigliceridi
  • fumo di sigaretta, che può aumentare il rischio fino a 2-3 volte
  • cardiopatie, come la fibrillazione atriale, la presenza di protesi valvolari, un recente infarto o un forame ovale pervio
  • stenosi carotidea, legata alla presenza di placche nei grandi vasi del collo
  • obesità
  • sedentarietà
  • emicrania
  • uso di pillola estroprogestinica, soprattutto in donne fumatrici o che soffrono di emicrania
  • abuso di alcol o uso di sostanze, tenendo presente che un consumo moderato (un bicchiere di vino ai pasti) può avere un effetto protettivo, mentre l’eccesso aumenta sensibilmente il rischio

Come prevenire l’ictus

Una parte consistente dei casi di ictus — circa due su tre — potrebbe essere evitata seguendo alcune buone pratiche e monitorando i propri fattori di rischio individuali. Tra le principali raccomandazioni:

  • misurare la pressione arteriosa almeno due volte l’anno, per individuare eventuali forme di ipertensione latente
  • controllare la glicemia una o due volte l’anno, per intercettare un diabete non ancora diagnosticato
  • smettere di fumare
  • monitorare annualmente i livelli di colesterolo, adottando una dieta povera di grassi quando necessario
  • seguire scrupolosamente le terapie prescritte in caso di cardiopatie, in particolare fibrillazione atriale, e sottoporsi a controlli cardiologici periodici
  • praticare attività fisica regolare, anche semplicemente camminando a passo sostenuto per almeno mezz’ora, 2-3 volte a settimana
  • seguire un’alimentazione equilibrata, limitando grassi e sale
  • moderare il consumo di alcolici
  • mantenere un peso corporeo adeguato
  • per le giovani donne con emicrania, evitare il fumo e la pillola estroprogestinica
  • effettuare visite periodiche dal proprio medico di famiglia per una corretta prevenzione primaria
  • chi ha già avuto un ictus dovrebbe sottoporsi a controlli regolari (almeno due volte l’anno) da neurologo e cardiologo, effettuando gli esami strumentali richiesti (ecocolordoppler dei vasi del collo, doppler transcranico, ecocardiogramma)

Cosa fare in presenza dei sintomi

L’ictus è un’emergenza medica a tutti gli effetti. Alla comparsa anche di un solo sintomo tra quelli descritti, è fondamentale recarsi immediatamente al pronto soccorso o, meglio ancora, contattare il 118: il personale sanitario è in grado di effettuare una prima diagnosi e indirizzare il paziente verso le strutture ospedaliere più adeguate. Una diagnosi e un trattamento tempestivi possono limitare l’aggravamento del quadro clinico, ridurre le complicanze e contenere gli esiti invalidanti.

Cenni sul trattamento

L’esito delle cure dipende in larga parte dalla tempestività dell’intervento medico e dalla qualità dell’assistenza ricevuta. Gli obiettivi principali del trattamento sono ridurre la disabilità, prevenire complicanze e scongiurare il rischio di un nuovo evento. Questo si ottiene attraverso il supporto delle funzioni vitali, la mobilizzazione precoce del paziente — incoraggiandolo verso la massima autonomia possibile — e un’attenzione costante ai suoi bisogni assistenziali.

Il percorso riabilitativo inizia già durante il ricovero, non appena la diagnosi è confermata e il quadro clinico si è stabilizzato: prima si avvia, migliori sono generalmente i risultati in termini di recupero funzionale. Proprio per l’importanza di un monitoraggio costante nelle prime 24-48 ore — con controllo continuo delle funzioni vitali e dei segni neurologici — è preferibile che il paziente venga ricoverato in reparti specializzati, i cosiddetti “Centri Ictus” o “Stroke Units”.